© 2016 Ristorante “La Grotta Gino”  P.zza Amedeo Ferdinando N.2 Moncalieri (TO) Tel. +39 011642062 - P.IVA 10131590019                                                                                                                              
La Grotta Gino Restaurant

La Storia

Le grotte di gino

Tratto da CRS EGERIA SPELEOLOGICAL BLOG

Lorenzo Gino nacque nel 1830 e realizzò la sua grotta fra il 1855 ed il 1885. La difficoltà di esecuzione fu abbastanza elevata: spesso la punta dello scalpello si rompeva, talvolta nel corso dello scavo venivano intercettate sorgenti che riversavano acqua nelle gallerie e che il Gino opportunamente incanalava. Alcune fonti dicono che lo scavo fu intrapreso proprio come opera di risanamento e bonifica della sua bottega di falegname, spesso oggetto di infiltrazioni di acqua, ma a me risulta poco credibile. In ogni caso il Gino non si risparmiò, tanto che la conclusione dell’opera corrispose anche alla fine dell’uomo che la realizzò. Dopo la sua morte il figlio Giovanni volle dedicargli, in memoria, un busto che lo raffigurasse. Il 22 novembre 1902, in occasione dell’inaugurazione della statua, molti giornali locali ripresero la notizia ed il libricino che ho ritrovato è una sorta di raccolta dei lanci di agenzia dell’epoca. Ne fu pubblicato in realtà anche un altro, dal titolo “Cenni descrittivi della grotta fantastica – misteriosa di Lorenzo Gino” del quale però, sono purtroppo riuscita a rintracciare la sola copertina. Dal testo del discorso tenuto per la circostanza dal Notaio Commendatore Pier Francesco Tabasso, si apprende che Lorenzo Gino creò questo incredibile ipogeo scavando la grotta senza disegni preventivi, senza calcoli e senza progetti, arricchendolo poi con statue che rappresentano episodi realmente accaduti. La Gazzetta del Popolo cita l’epigrafe che il Conte Tancredi De Abate volle aggiungere alla scultura: “Lorenzo Gino – con subalpina tenacia – traforava questo colle” e da nota del fatto che alla solenne festa parteciparono sia personaggi illustri e politici, venuti a rendere il tributo di giusto affetto al lavoratore indefesso, sia gli abitanti di Moncalieri rappresentati dai consociati alle varie società operaie. La Gazzetta di Torino racconta che la giornata inaugurale fu inclemente dal punto di vista meteorologico, tanto che la commemorazione si tenne nel teatro della grotta (un grandioso salone – teatro adibito a balli e concerti). Pasquino, il settimanale umoristico, non mancò di riprendere a sua volta l’evento, in tono però scherzoso, se non irrisorio: “A Lorenzo Gino, il… precursore del Fréjus e del Sempione…”.   La grotta è privata. Dall’ingresso ci si inoltra per circa 50 metri su una barca che percorre un piccolo rivolo d’acqua sorgiva, fra pareti nelle quali molte nicchie ospitavano 15.000 bottiglie di vino (delle quali oggi restano pochi esemplari vuoti). Un primo gruppo di statue raffigura l’autore dell’opera, il Re Galantuomo in abito da caccia e un putto che sorregge una dedica a Vittorio Emanuele. Al termine del ruscello si scende dalla barca proseguendo a piedi nella grotta vera e propria, dove si trova un secondo gruppo di statue. Più avanti un piccolo slargo con al centro altre sculture e giochi d’acqua. Un foro circolare nella volta prendeva luce dal piano di calpestio del giardino sovrastante. Un altro canale, fiancheggiato da sculture, immette in una rotonda con al centro la statua del Duca Amedeo Ferdinando che pesca alla fiocina in compagnia dei suoi barcaioli. Qui, a sorpresa, si scatenavano getti d’acqua (oggi non più funzionanti) in ricordo della pioggia che sorprese il Duca di notte sul Po causandone la prematura scomparsa. Nelle acque del piccolo canale guizzavano anguille e pesci. Un ulteriore slargo caratterizzato da numerose nicchie alle pareti, che alloggiavano busti di poeti fra bottiglie di vino, immette nella terza rotonda dove si trovavano le statue raffiguranti maschere italiane che brindano alla unificazione d’Italia. Il dubbio che la Grotta di Gino possa aver avuto un significato diverso dal semplice puro divertimento sembra qui trovare una prima fessura per insinuarsi. In qualche modo supportata anche da un passaggio del già citato discorso inaugurale del Notaio Tabasso che, parlando del Gino, disse: “…nella mente e nell’animo del Gino si trovavano idee, pensieri, convincimenti profondi, morali, patriottici”. Salendo una scala fiancheggiata da busti di illustri personaggi italiani si incontrava una sorgente di acqua ferruginosa e dall’ultima rotonda una scala a chiocciola consente di risalire al giardino sovrastante dove i visitatori venivano accolti nel ristorante. La grotta si sviluppa praticamente sotto al Real Castello di Casa Savoia.
un storia antica
Una storia, un mito, una leggenda
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Le grotte di gino

Tratto da CRS EGERIA SPELEOLOGICAL BLOG

Lorenzo Gino nacque nel 1830 e realizzò la sua grotta fra il 1855 ed il 1885. La difficoltà di esecuzione fu abbastanza elevata: spesso la punta dello scalpello si rompeva, talvolta nel corso dello scavo venivano intercettate sorgenti che riversavano acqua nelle gallerie e che il Gino opportunamente incanalava. Alcune fonti dicono che lo scavo fu intrapreso proprio come opera di risanamento e bonifica della sua bottega di falegname, spesso oggetto di infiltrazioni di acqua, ma a me risulta poco credibile. In ogni caso il Gino non si risparmiò, tanto che la conclusione dell’opera corrispose anche alla fine dell’uomo che la realizzò. Dopo la sua morte il figlio Giovanni volle dedicargli, in memoria, un busto che lo raffigurasse. Il 22 novembre 1902, in occasione dell’inaugurazione della statua, molti giornali locali ripresero la notizia ed il libricino che ho ritrovato è una sorta di raccolta dei lanci di agenzia dell’epoca. Ne fu pubblicato in realtà anche un altro, dal titolo “Cenni descrittivi della grotta fantastica – misteriosa di Lorenzo Gino” del quale però, sono purtroppo riuscita a rintracciare la sola copertina. Dal testo del discorso tenuto per la circostanza dal Notaio Commendatore Pier Francesco Tabasso, si apprende che Lorenzo Gino creò questo incredibile ipogeo scavando la grotta senza disegni preventivi, senza calcoli e senza progetti, arricchendolo poi con statue che rappresentano episodi realmente accaduti. La Gazzetta del Popolo cita l’epigrafe che il Conte Tancredi De Abate volle aggiungere alla scultura: “Lorenzo Gino – con subalpina tenacia – traforava questo colle” e da nota del fatto che alla solenne festa parteciparono sia personaggi illustri e politici, venuti a rendere il tributo di giusto affetto al lavoratore indefesso, sia gli abitanti di Moncalieri rappresentati dai consociati alle varie società operaie. La Gazzetta di Torino racconta che la giornata inaugurale fu inclemente dal punto di vista meteorologico, tanto che la commemorazione si tenne nel teatro della grotta (un grandioso salone – teatro adibito a balli e concerti). Pasquino, il settimanale umoristico, non mancò di riprendere a sua volta l’evento, in tono però scherzoso, se non irrisorio: “A Lorenzo Gino, il… precursore del Fréjus e del Sempione…”.   La grotta è privata. Dall’ingresso ci si inoltra per circa 50 metri su una barca che percorre un piccolo rivolo d’acqua sorgiva, fra pareti nelle quali molte nicchie ospitavano 15.000 bottiglie di vino (delle quali oggi restano pochi esemplari vuoti). Un primo gruppo di statue raffigura l’autore dell’opera, il Re Galantuomo in abito da caccia e un putto che sorregge una dedica a Vittorio Emanuele. Al termine del ruscello si scende dalla barca proseguendo a piedi nella grotta vera e propria, dove si trova un secondo gruppo di statue. Più avanti un piccolo slargo con al centro altre sculture e giochi d’acqua. Un foro circolare nella volta prendeva luce dal piano di calpestio del giardino sovrastante. Un altro canale, fiancheggiato da sculture, immette in una rotonda con al centro la statua del Duca Amedeo Ferdinando che pesca alla fiocina in compagnia dei suoi barcaioli. Qui, a sorpresa, si scatenavano getti d’acqua (oggi non più funzionanti) in ricordo della pioggia che sorprese il Duca di notte sul Po causandone la prematura scomparsa. Nelle acque del piccolo canale guizzavano anguille e pesci. Un ulteriore slargo caratterizzato da numerose nicchie alle pareti, che alloggiavano busti di poeti fra bottiglie di vino, immette nella terza rotonda dove si trovavano le statue raffiguranti maschere italiane che brindano alla unificazione d’Italia. Il dubbio che la Grotta di Gino possa aver avuto un significato diverso dal semplice puro divertimento sembra qui trovare una prima fessura per insinuarsi. In qualche modo supportata anche da un passaggio del già citato discorso inaugurale del Notaio Tabasso che, parlando del Gino, disse: “…nella mente e nell’animo del Gino si trovavano idee, pensieri, convincimenti profondi, morali, patriottici”. Salendo una scala fiancheggiata da busti di illustri personaggi italiani si incontrava una sorgente di acqua ferruginosa e dall’ultima rotonda una scala a chiocciola consente di risalire al giardino sovrastante dove i visitatori venivano accolti nel ristorante. La grotta si sviluppa praticamente sotto al Real Castello di Casa Savoia.
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Una storia, un mito, una leggenda